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Buongiorno e buon mercoledì!

Vi ho mostrato diversi autori in questa rubrica e molti di essi sono stranieri, soprattutto americani…  è venuto il momento di introdurre un bravissimo fotografo italiano, si occupa di fotografia gastronomica da oltre trentanni, ho avuto la fortuna di partecipare ad un suo workshop organizzato da Canon pochi mesi fa…
Oggi è il suo compleanno e raccontarvi il suo lavoro mi sembra un buon modo per mandargli i nostri migliori auguri.
Sto parlando di Renato Marcialis.

Durante il workshop ci ha raccontato di quando, da ragazzo, lavorava in bottega affianco a due fotografi e di come si è ritrovato a scattare le prime fotografie dopo aver iniziato a lavorare come stampatore in uno studio specializzato in riprese industriali.

Dalla moda, al reportage, allo still-life, alle riprese industriali fino all’immenso mondo enogastronomico che, si percepisce anche dai suoi racconti, lo appassiona e lo stimola sotto diversi punti di vista (sarà stata l’influenza del nonno, chef de cuisine?).
Le sue immagini le potrete trovare ovunque, agenzie e libri ne sono pieni.

Si è formato con la fotografia e la stampa analogica e seguire i suoi racconti di come costruire un set ed una composizione è stato molto stimolante e mi ha fatto capire che oggi photoshop ci ha tolto completamento l’ingegno e l’immaginazione.

Mi preme però mostrarvi, in questo spazio, il progetto artistico che lo vede protagonista in un confronto fotografico con Caravaggio.

Non vorrei risultare pigra ma le sue parole descrivono benissimo le immagini, per cui mi limiterò a fare copia e incolla.

Buona Visione e ancora Tanti Auguri Renato :)


<<…è successo che un giorno mentre mi apprestavo a fotografare delle castagne per conto di un mio cliente, non avendo la premura che solitamente tutti chiedono, provai a mettere in pratica per questo lavoro, una tecnica che si usava in un passato remoto.
Si tratta di illuminare il “soggetto” con una fonte di luce assai potente ma concentrata. Pennellate di luce. Inviai al cliente l’immagine e questa fu la sua risposta:

(…) Un colpo nel petto, secco e forte come solo un’immagine di vita può dare. Bella! C’è vita, passione , dramma e tragedia è insieme profonda, scavata… poi però lascia a chi la guarda gli spazi infiniti per farla propria, per appropriarsene nel significato che ciascuno può leggervi/immettervi. Senza dubbio, confermo una mia lettura personale, un’immagine autentica di vita vissuta dove tira il vento.

E’ vero. L’immagine che ho ottenuto è fuori da qualsiasi schema. E così ho incominciato a produrre fotografie di questo tipo. Di che tipo? Mi ricordano il Caravaggio, dove la sua rivoluzione sta nel naturalismo della sua opera, espresso negli elementi dei suoi dipinti e nelle atmosfere in cui la plasticità delle figure viene evidenziata dalla particolare illuminazione che teatralmente sottolinea i volumi dei soggetti che escono improvvisamente dal buio della scena. Sono pochi i quadri in cui il pittore lombardo dipinge lo sfondo, che passa nettamente in secondo piano rispetto ai soggetti, i veri e soli protagonisti della sua opera. Per la realizzazione dei suoi dipinti, Caravaggio nel suo studio posizionava delle lanterne in posti specifici per far sì che i modelli venissero illuminati solo in parte, mediante la “luce radente”. Attraverso questo artificio, Caravaggio evidenzia le parti della scena che più ritiene interessanti lasciando il resto del corpo nel buio dell’ambiente.
Essendo un fotografo specializzato nel settore enogastronomico e con l’ironia che spesso mi sovrasta, il titolo di questa nuova avventura l’ho voluta chiamare “Caravaggio in cucina”.>>

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